Chissà cosa si dicono gli animali
ATTUALITA’/SCIENZA – Scienziati e non, tutti sono d’accordo nel dire che gli animali comunicano tra loro, si scambiano informazioni per ricercare il cibo, per difendere il proprio territorio sia dagli individui della stessa specie sia dai predatori, per trovare il compagno con cui riprodursi, allevare i piccoli e così via. La comunicazione avviene con i suoni, con l’olfatto, con il comportamento, con il tatto e con il silenzio. Secondo molti studiosi i versi degli animali sono come le nostre parole; se riuscissimo a capire cosa dicono gli animali, fra loro o all’uomo, la loro e la nostra vita sarebbe molto più facile.
Se esistesse un mezzo o un sistema per abbattere quelle che sono le barriere del linguaggio fra gli individui e gli animali sarebbe una grande innovazione. Sulla base di queste considerazioni nasce uno strumento, il Google Translate for animals. Lanciato da Google si tratta di un’applicazione per Android che consente di tradurre tutto quanto gli animali (cani, gatti, uccelli, cavalli e altre specie) esprimono ogni volta che emettono un verso. L’applicativo permette di riconoscere i suoni comunicatici comuni ad una data specie animale, trascrivendoli e riproducendoli a portata di uomo.
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It has long been recognized that our animals communicate extensively among themselves. Themes may range – though for the most part we don’t really know – from information about where to find food and territorial defense, to identifying a companion with whom to breed and the protection of the young.
According to some researchers, the sounds animals make – the barking, mewing, chirping and neighing – may be roughly equivalent to human words. If that’s true, it might be worth the trouble to take a look at a new “app” Google has launched for Android smartphones called Google Translate for animals. It’s supposed to translate the “words” spoken by a broad selection of animals: dogs, cats, birds, horse and others. Let us know if it works for you…
Orso bianco a stecchetto
SCIENZA – L’orso polare (Ursus maritimus) è l’orso più carnivoro di tutta la specie. Durante l’estate, man mano che il bordo meridionale della calotta glaciale artica si scioglie, alcuni orsi seguono il ghiaccio che si ritira verso nord, per rimanere vicini alle foche e alle altre prede. Infatti le foche rappresentano la fonte proteica primaria per gli orsi bianchi, ma anche carcasse di cetacei, piccoli trichechi, molluschi, granchi, salmoni, pesci, persino vermi di mare, uccelli, piccoli di aquile e civette, volpi polari, renne e lemming. Per l’orso bianco una dieta sana si basa su circa 2Kg di grasso al giorno e le foche degli anelli, con il loro alto contenuto di grasso corporeo, sono la preda prediletta.
Quando si avvicinano ai centri abitati mangiano anche rifiuti umani e bacche. L’orso della foto che probabilmente vive in uno zoo non sembra disdegnare il vassoio ghiacciato di frutta, ....o l’hanno messo a dieta vegetariana?
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We are kind of uncertain about life as a polar bear. For one thing, Arctic waters always look decidedly chilly in the photographs. Running over the ice cap in bare paws all the time might not actually be fun. You could of course move into a zoo, but suppose they decide you are a little overweight? Polar bears are carnivores, meat eaters, and in the wild need to consume at least two kilos of fat a day just to stay svelte. This animal instead has found they’ve given him the fruit plate for lunch again and he doesn’t seem entirely happy about the discovery.
La foca dai peli rossi
CRONACA – Questa piccola foca è stata bandita dai suoi simili per essere color ginger. Inoltre, sfortunatamente è pressochè cieca.
E’ stata trovata che aspettava sua madre sotto un tronco sull’Isola Tyuleniy in Russia ed è subito stata affidata alle cure dello staff di un delfinario per tenerla lontana da altri stress emozionali.
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This little seal was refused by his litter mates because of his odd reddish coloring. To make matters worse, he was also born nearly blind. The poor creature was found waiting for his mother beneath a log on the Russian island of Tyuleniy and was taken into care by the staff of a dolphin center.
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